Report 10 gennaio 2009: primo incontro Stampa E-mail
Sabato 28 Febbraio 2009 14:26

Per questo primo incontro decidiamo di partire dalla parola ASCOLTO, suggerita da Giovanni, per condividere i nostri racconti.

Ma ascolto di cosa? e come?

Guidati da Don Serafino, il prete che ci segue in questa iniziativa, decidiamo di raccontarci i motivi che ci hanno spinti ad uscire di casa per venire a questo incontro; decidiamo di metterci in ascolto delle storie di ognuno per lasciarci interrogare sulla nostra disponibilità missionaria,sulla nostra sensibilità e sulle nostre curiosità!

Quello che esce è un insieme variopinto di racconti, esperienze, testimonianze, dubbi e desideri che muovono dei giovani che hanno voglia di lasciarsi provocare dal mondo, che non vogliono rimanere spettatori immobili ma protagonisti di esperienze forti.

C’è chi vorrebbe essere d’aiuto per qualcuno e dice che è bello che dei giovani si fermino a riflettere su temi importanti, c’è chi vuole recuperare un’occasione persa dopo un viaggio missionario in Ecuador che non ha avuto seguito nella quotidianità, chi si è lasciato spingere dalla forza delle testimonianze di chi ha vissuto esperienze in Malawi, chi ha apprezzato il lavoro di un gruppo di giovani che crede alle cose che fa e le fa con passione.

E accanto a tutto ciò ci stanno la curiosità nata da alcuni incontri, la volontà di comprendere cosa si può e si vuole condividere con gli altri, il desiderio di riscoprire il valore delle cose semplici e di mettersi alla prova andando lontano da casa.

Tutti questi racconti ci fanno comprendere il vero significato di ascolto, che implica un’apertura, un passo oltre il sentire, una rielaborazione delle esperienze proprie e altrui per sentirsi sostenuti nelle scelte e nei progetti che intendiamo portare avanti.

Concludiamo l’incontro con le parole di Don Serafino che ci invita ad aiutarci vicendevolmente a non essere spettatori passivi, che attendono solo che qualcosa li interessi e che quindi se  non ricevono stimoli dall’esterno si lasciano andare.

Ci ricorda inoltre di quanto la buona riuscita dell’esperienza di Giovani Passi dipenda da noi ragazzi che partecipiamo, da quanto ci prenderemo a cuore l’iniziativa e la condivisione con gli altri.