Report 7 febbraio 2009: secondo incontro Stampa E-mail
Sabato 28 Febbraio 2009 14:27

Al secondo appuntamento di Giovani Passi ci fermiamo ancora sulla parola ASCOLTO ma questa volta ne parleremo in modo diverso...

Faremo un passo oltre la condivisione dei motivi che ci hanno spinti a partecipare a questi incontri e tentiamo di raccontarci cosa significa per noi “ascoltare” rispetto al tema della sensibilità missionaria.

Don Serafino ci introduce al tema attraverso la lettura di un’intervista ad un medico da anni volontario in Africa che racconta di quanto siano state fondamentali per lui le testimonianze delle persone incontrate durante i suoi viaggi: fondamentali perchè il mettersi in ascolto gli ha dato la possibilità di dare significato alle esperienze vissute e gli è servito da stimolo per continuare a mettersi in gioco in prima persona per il prossimo.

A tale proposito ci siamo quindi interrogati rispetto all’ascolto di esperienze, racconti, sul significato vero del porsi in atteggiamento di ricezione attiva...e sono usciti spunti davvero interessanti!

Betta, che ha vissuto diverse volte e per lunghi periodi l’esperienza di missionarietà in Malawi  ci racconta che al primo viaggio ci si sente come una scatola vuota, tutta da riempire di storie, volti, immagini e che già dal secondo viaggio invece il significato di ascolto cambia e diventa un porsi domande, mettersi in discussione: diventa la chiave vera per comprendere la missione!

Qualcuno aggiunge che ascoltare è lasciare spazio all’altro per farsi conoscere e quindi per non arrivare a conclusioni affrettate, che l’ascolto comprende già l’interesse rispetto a ciò che ti verrà raccontato e questo ti permette di aprire gli occhi su nuove realtà.

Per questo motivo c’è chi sottolinea che l’ascolto è una scelta e quindi bisogna decidere a cosa dare ascolto e su cosa rimanere in ascolto, perché ascoltarsi è atteggiamento da vivere nella quotidianità delle nostre azioni: abbiamo infatti bisogno di riscoprirci tra di noi, con i nostri vicini, di riascoltarci e di condividere la bellezza di essere missionari nella ferialità.

Una provocazione molto interessante giunge da chi ci esorta a non trascurare di recuperare ciò che un tempo ci ha colpiti, a saper cogliere nelle casualità delle buone occasioni e di conseguenza decidere di rispondere a ciò che si è ascoltato.

In conclusione abbiamo condiviso che è necessario educarsi all’ascolto, fare esercizio perché è un impegno tanto bello quanto difficile. Infatti il rischio spesso è quello di non ascoltare per tutelarsi, per sentirsi protetti da ciò che dall’esterno può arrivare e sconvolgere la nostra routine oppure di addomesticare l’alterità e quindi omologarla senza più bisogno di sentire ciò che ha da dirci.

Ascolto è quindi uno spazio libero in cui vi è una sospensione del giudizio: è ciò che attraverso questi incontri vorremmo vivere tra noi giovani per ritornare ad ascoltare noi stessi e gli altri, per fare spazio alle esperienze che vivremo e ai racconti che ascolteremo ma anche per vivere da missionari nella quotidianità.