Giovani Passi

 

GIOVANI PASSI MA... DI CHI?


Siamo un gruppo di giovani che si incontrano un sabato al mese all’oratorio di Osio Sotto per condividere la comune voglia di aprirsi al mondo e una particolare sensibilità missionaria.


E SOPRATTUTTO...COME?


La condivisione è guidata in ogni incontro da una parola chiave che viene scelta di volta in volta dai partecipanti.

Tale strumento offre la possibilità ad ognuno di esprimere le proprie opinioni, sensazioni, idee rispetto ad argomenti ben precisi di interesse comune.


E PERCHÈ?


L’idea è partita dalla voglia di confronto e condivisione di alcuni giovani che hanno fatto esperienze di missionarietà in Africa.

Il progetto che questi ragazzi hanno voluto portare avanti è quello di sensibilizzazione dei giovani delle proprie comunità, degli amici, dei coetanei che spesso si incontrano e con i quali le occasioni di confronto non sempre sono possibili.

La volontà di creare uno spazio di apertura al tema della missionarietà  e del volontariato ha dato quindi vita all’iniziativa Giovani passi che il 07/03/2009 sarà alla sua terza “edizione” ed ha già visto la partecipazione di numerosi giovani (26 al primo incontro, 39 al secondo) di Osio Sotto, Osio Sopra, Mariano, Sabbio, Bonate, Ciserano, Brembate e altri ancora.

 

Prossimo appuntamento:  Sabato 9 gennaio 2010, ore 17:00

Vi aspettiamo ancora numerosi per ascoltare le vostre esperienze e confrontarci!
 


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I discorsi, i dubbi e le riflessioni dei giovani Stampa E-mail
Martedì 22 Dicembre 2009 12:25

Gli incontri di “Giovani Passi” sono proseguiti in questi ultimi mesi dell’anno…ma di cosa parlano questi giovani quando si incontrano? È possibile creare uno spazio di riflessione dedicato a loro? Quali sono gli argomenti, le riflessioni e le domande che emergono durante questi incontri?

In queste righe vorremmo raccontarvi ciò di cui parliamo: un pò per sfatare il mito dei giovani sempre davanti al televisore, poco interessati a ciò che accade nel mondo che li circonda e un pò per invogliare qualcun’altro a partecipare.

Come anticipato nell’ultima edizione, l’argomento dell’incontro di Novembre è stato: LA SCELTA.

Per iniziare abbiamo usato come spunti di riflessione un brano tratto da “Novecento”  di Alessandro Baricco e alcune frasi di un filosofo danese, Kierkeggard, che ha trattato molto questa tematica.

Da qui è aperta la discussione alla quale ognuno ha cercato di apportare il suo contributo con riflessioni oppure rilanciando al gruppo delle domande: ne

è emerso che esistere significa scegliere perché ogni nostra scelta forma la nostra personalità di uomini e donne. La scelta ha in sé un potenziale rischio perché non è solo possibilità che ma anche possibilità che no. Tutto è ugualmente possibile, siamo noi che dobbiamo prendere una decisione!

Abbiamo di fronte una vasta possibilità di scelta che spesso ci porta a non- scegliere ma a provare un pò tutto, anche se siamo ben consapevoli che questa non è la strada giusta perché probabilmente proviamo più disagio nella non scelta che nella scelta.

Prendere una decisione non è facile: c’è infatti chi ha esternato la difficoltà emotiva che si incontra quando la strada della vita prende due o più direzioni. Nonostante le difficoltà siamo però consci di essere fortunati perché non tutti hanno la facoltà di prendere delle decisioni, di avere delle alternative. Chi di noi ha potuto fare

un’ esperienza nelle terre di missione si è reso conto che spesso le condizioni di vita non permettono ai giovani di quei paesi, nostri coetanei, di avere di fronte un ampio ventaglio di scelte rispetto al loro futuro, alle prospettive di studio, di lavoro, di scelta di una casa e spesso purtroppo anche nelle scelte quotidiane come: cosa mangiamo stasera? Le alternative non sono molte o spesso non ci sono proprio.

La consapevolezza che ci sono situazioni completamente diverse dalla nostra ci fa prendere atto che non dobbiamo solo ritenerci più fortunati ma dobbiamo anche sentirci più responsabili delle scelte che prendiamo sia che esse riguardino la nostra vita privata sia che esse abbiano una ricaduta sociale, perché abbiamo gli strumenti per assumerci questa responsabilità dalla quale non vogliamo sottrarci.

Questa consapevolezza spesso non riesce a nascere qui, nei nostri paesi, perché siamo così immersi nel quotidiano che spesso non troviamo l’occasione per rileggere e rivalutare ciò che ogni giorno scegliamo di essere…solo così il viaggio può essere una modalità per esplorarci dentro! È ciò che è capitato a una ragazza che in un viaggio in Malawi ha incontrato una suora infermiera la quale ha scelto di seguire Dio per essere d’aiuto al suo popolo. Le parole di questa suora l’hanno aiutata a confermare la sua scelta lavorativa in Italia,  dove fa l’infermiera,.

Il discorso si è  poi spostato da noi al mondo: sono state messe sul tavolo alcune domande. Siamo così certi che chi abita in un paese dove le scelte sono limitate spesso a causa delle precarie condizioni di vita, ambisca ad avere un ventaglio di scelte vasto come il nostro? Siamo certi che qualcuno che appartiene ad una cultura diversa dalla nostra desideri le stesse possibilità che abbiamo noi? È così giusto il nostro modo di vivere che può essere esportato tale e quale? La strada per giungere alla felicità è unica e fatta di tappe e nel mondo c’è chi è più avanti o più indietro di qualcun altro?

Tanti sono i dubbi e poche le certezze perché anche se hai avuto la possibilità  di incontrare qualcuno che appartiene ad una cultura completamente diversa dalla tua non puoi sapere cosa veramente desideri perché le scelte sono una questione individuale che non può sempre essere generalizzata, chiamando in causa un intero popolo.

Probabilmente solo la storia può insegnarci quali errori non debbono essere ripetuti. Lo sviluppo o meglio il miglioramento delle condizioni di vita nei paesi poveri del mondo deve essere una scelta dei cittadini di quella nazione, deve partire da loro, importare il nostro modello di vita, il nostro modo di ragionare, i nostri sistemi politici non può far altro che distruggerli. Probabilmente la nostra responsabilità di cittadini del mondo sta nell’offrire gli strumenti, dare la possibilità di scegliere, mettere nelle condizioni di fare, non arrivare con il pacchetto pronto con tutte le scelte già prese. Questo può nascere solo dal dare a tutti la possibilità di una vita dignitosa nella quale c’è spazio per l’istruzione e la diffusione del sapere. Tutto ciò può essere il frutto di un cambiamento lento che deriva dall’impegno di tutti, nelle piccole scelte quotidiane, quelle che sembrano non cambiare nulla ma che in realtà smuovono la coscienza. Anche il Vangelo ce lo insegna: conta più la moneta di rame della vedova che ha donato tutto ciò che aveva rispetto alle onerose offerte dei ricchi che donano il superfluo.

Speriamo che aver condiviso con i lettori queste nostre riflessioni possa essere utile alla riflessone di tutti e possa invogliare qualcuno ad unirsi al nostro gruppo che è sempre aperto ad accogliere chi ha voglia di mettersi in gioco!

Ultimo aggiornamento Martedì 22 Dicembre 2009 12:35
 
A distanza! Stampa E-mail
Venerdì 17 Aprile 2009 12:30

Gli appuntamenti di Giovani Passi sono proseguiti in questi mesi e il gruppo di ragazzi, Osiensi e non, che ha preso parte all’iniziativa, ha avuto il piacere di ascoltare le parole di Andrea Ciocca che è intervenuto a Marzo.

Per chi non lo conoscesse, Andrea è un ragazzo di Osio Sotto da anni impegnato nel volontariato con l’associazione Sguazzi e che ha fatto già diverse esperienze in Africa (Sierra Leone, Darfur e ora Zimbabwe) come operatore umanitario per Medici Senza Frontiere.

Come è nello stile del gruppo, anche a lui è stato chiesto di raccontarci la sua esperienza partendo da una parola chiave che era DISTANZA: inutile dire che la sua testimonianza è stata preziosa per tutti noi giovani!

Andrea ci ha raccontato cosa rappresenta per lui questo termine, la portata emotiva che ha nelle sue esperienze:”quando si parte si lasciano famiglia, amici, lavoro e si va distanti geograficamente ma ci si porta dietro sé stessi, i valori in cui si crede e il proprio bagaglio esperienziale che serve per iniziare ogni nuova avventura…”.

Queste parole fanno sorgere diverse domande e curiosità: qualcuno chiede quale siano le reazioni al ritorno nel proprio paese d’origine, se il fatto di andare lontani sia legato ad un bisogno personale, quali sono i principi che stanno alla base di una organizzazione umanitaria di grande importanza sulla scena mondiale come Msf…

Chiaramente Andrea fa il possibile per raccontarci quanto gli chiediamo e gli spunti di riflessione che ci offre sono innumerevoli:”è necessario correre il rischio di mettersi in gioco: per entrare in relazione con le popolazioni che si incontrano ma anche per avere il coraggio di mettere in discussione la propria realtà una volta tornati a casa!”.

L’incontro si conclude con la sfida che ci viene lanciata di mantenere sempre uno sguardo critico che ci permetta di vincere paure e incertezze ma anche con una bella provocazione:”L’Africa è bellissima e molto differente al suo interno…è quasi un peccato stare qua e non vederla!”.

Dalla sfida ad avere sempre uno sguardo critico e a mettersi in gioco, ripartiamo nel mese di Aprile con un nuovo incontro di Giovani passi che ci vede ancora impegnati con la parola distanza che cercheremo di declinare ora attraverso le nostre personali esperienze.

Per chi ha già fatto viaggi all’estero il pensiero va subito alle distanze che ha incontrato, alle motivazioni che hanno spinto alla decisione di andare lontano a fare un’esperienza forte…qualcuno cercava tranquillità,voleva incontrare gente,incontrare Dio; qualcun altro ha voluto provare ad avvicinarsi a sé stesso allontanandosi dalla routine.

Una bella suggestione arriva da chi suggerisce un modo nuovo di avvicinarsi al prossimo:”Quando viaggio non lo faccio per colmare le distanze ma piuttosto per conoscerle. Bisogna essere capaci di mantenere le distanze nella diversità e questo si può fare attraverso la collaborazione…è troppo facile volerle eliminare per occidentalizzare tutti!”.

Ma come sappiamo tutti molto bene non è solo andando lontani che ci si trova a dover affrontare situazioni di distanza: può capitare a tutti ed ogni giorno di fare esperienza della distanza che può non essere solo fisica.

“E’ necessario creare occasioni che ci rendano disponibili a vivere un’attenzione alle distanze quotidianamente. Sono necessarie empatia e comprensione. Dobbiamo giocare nelle distanze, non rinunciarci ma sviluppare l’intelligenza creativa che ci permette di mantenere viva l’intenzione di realizzare qualcosa.”

Ovviamente parlando di distanza si chiama in causa anche un altro termine, molto importante, che è quello di diversità: si parla infatti di diversità culturali come ricchezze, di rispetto delle culture, di astensioni da giudizi affrettati, di disillusione rispetto ad alcuni stereotipi che ci creiamo.

Ma confrontarsi su tutto questo richiede molto più di un ritaglio di tempo,
quindi ci siamo dati appuntamento per il prossimo incontro di Giovani passi

09 MAGGIO ORE 17.00

ORATORIO OSIO SOTTO


Vi aspettiamo ancora numerosi per ascoltare le vostre esperienze e confrontarci
partendo dalla parola DIVERSITA’!

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 17 Aprile 2009 12:36
 
Report 7 febbraio 2009: secondo incontro Stampa E-mail
Sabato 28 Febbraio 2009 14:27

Al secondo appuntamento di Giovani Passi ci fermiamo ancora sulla parola ASCOLTO ma questa volta ne parleremo in modo diverso...

Faremo un passo oltre la condivisione dei motivi che ci hanno spinti a partecipare a questi incontri e tentiamo di raccontarci cosa significa per noi “ascoltare” rispetto al tema della sensibilità missionaria.

Don Serafino ci introduce al tema attraverso la lettura di un’intervista ad un medico da anni volontario in Africa che racconta di quanto siano state fondamentali per lui le testimonianze delle persone incontrate durante i suoi viaggi: fondamentali perchè il mettersi in ascolto gli ha dato la possibilità di dare significato alle esperienze vissute e gli è servito da stimolo per continuare a mettersi in gioco in prima persona per il prossimo.

A tale proposito ci siamo quindi interrogati rispetto all’ascolto di esperienze, racconti, sul significato vero del porsi in atteggiamento di ricezione attiva...e sono usciti spunti davvero interessanti!

Betta, che ha vissuto diverse volte e per lunghi periodi l’esperienza di missionarietà in Malawi  ci racconta che al primo viaggio ci si sente come una scatola vuota, tutta da riempire di storie, volti, immagini e che già dal secondo viaggio invece il significato di ascolto cambia e diventa un porsi domande, mettersi in discussione: diventa la chiave vera per comprendere la missione!

Qualcuno aggiunge che ascoltare è lasciare spazio all’altro per farsi conoscere e quindi per non arrivare a conclusioni affrettate, che l’ascolto comprende già l’interesse rispetto a ciò che ti verrà raccontato e questo ti permette di aprire gli occhi su nuove realtà.

Per questo motivo c’è chi sottolinea che l’ascolto è una scelta e quindi bisogna decidere a cosa dare ascolto e su cosa rimanere in ascolto, perché ascoltarsi è atteggiamento da vivere nella quotidianità delle nostre azioni: abbiamo infatti bisogno di riscoprirci tra di noi, con i nostri vicini, di riascoltarci e di condividere la bellezza di essere missionari nella ferialità.

Una provocazione molto interessante giunge da chi ci esorta a non trascurare di recuperare ciò che un tempo ci ha colpiti, a saper cogliere nelle casualità delle buone occasioni e di conseguenza decidere di rispondere a ciò che si è ascoltato.

In conclusione abbiamo condiviso che è necessario educarsi all’ascolto, fare esercizio perché è un impegno tanto bello quanto difficile. Infatti il rischio spesso è quello di non ascoltare per tutelarsi, per sentirsi protetti da ciò che dall’esterno può arrivare e sconvolgere la nostra routine oppure di addomesticare l’alterità e quindi omologarla senza più bisogno di sentire ciò che ha da dirci.

Ascolto è quindi uno spazio libero in cui vi è una sospensione del giudizio: è ciò che attraverso questi incontri vorremmo vivere tra noi giovani per ritornare ad ascoltare noi stessi e gli altri, per fare spazio alle esperienze che vivremo e ai racconti che ascolteremo ma anche per vivere da missionari nella quotidianità.

 
Report 10 gennaio 2009: primo incontro Stampa E-mail
Sabato 28 Febbraio 2009 14:26

Per questo primo incontro decidiamo di partire dalla parola ASCOLTO, suggerita da Giovanni, per condividere i nostri racconti.

Ma ascolto di cosa? e come?

Guidati da Don Serafino, il prete che ci segue in questa iniziativa, decidiamo di raccontarci i motivi che ci hanno spinti ad uscire di casa per venire a questo incontro; decidiamo di metterci in ascolto delle storie di ognuno per lasciarci interrogare sulla nostra disponibilità missionaria,sulla nostra sensibilità e sulle nostre curiosità!

Quello che esce è un insieme variopinto di racconti, esperienze, testimonianze, dubbi e desideri che muovono dei giovani che hanno voglia di lasciarsi provocare dal mondo, che non vogliono rimanere spettatori immobili ma protagonisti di esperienze forti.

C’è chi vorrebbe essere d’aiuto per qualcuno e dice che è bello che dei giovani si fermino a riflettere su temi importanti, c’è chi vuole recuperare un’occasione persa dopo un viaggio missionario in Ecuador che non ha avuto seguito nella quotidianità, chi si è lasciato spingere dalla forza delle testimonianze di chi ha vissuto esperienze in Malawi, chi ha apprezzato il lavoro di un gruppo di giovani che crede alle cose che fa e le fa con passione.

E accanto a tutto ciò ci stanno la curiosità nata da alcuni incontri, la volontà di comprendere cosa si può e si vuole condividere con gli altri, il desiderio di riscoprire il valore delle cose semplici e di mettersi alla prova andando lontano da casa.

Tutti questi racconti ci fanno comprendere il vero significato di ascolto, che implica un’apertura, un passo oltre il sentire, una rielaborazione delle esperienze proprie e altrui per sentirsi sostenuti nelle scelte e nei progetti che intendiamo portare avanti.

Concludiamo l’incontro con le parole di Don Serafino che ci invita ad aiutarci vicendevolmente a non essere spettatori passivi, che attendono solo che qualcosa li interessi e che quindi se  non ricevono stimoli dall’esterno si lasciano andare.

Ci ricorda inoltre di quanto la buona riuscita dell’esperienza di Giovani Passi dipenda da noi ragazzi che partecipiamo, da quanto ci prenderemo a cuore l’iniziativa e la condivisione con gli altri.

 
Appuntamenti Giovani Passi Stampa E-mail
Mercoledì 04 Febbraio 2009 16:40

Sabato 10 gennaio, come avevano preannunciato nell’edizione precedente, è iniziato il percorso di “Giovani passi”, un’iniziativa voluta dal gruppo gli “Amici di Utale” e da Don Serafino, per favorire l’incontro tra giovani che condividono il desiderio di aprirsi al mondo e una sensibilità missionaria.

È stata una bellissima occasione di incontro, che ha visto la partecipazione di 25 giovani di Osio Sotto e dei paesi vicini: Mariano, Brembo, Sabbio, Ciserano, Brembate.

Durante l’incontro abbiamo avuto la possibilità di capire meglio quali fossero le aspettative con le quali eravamo giunti all’incontro. Si è creato il clima giusto che ci ha permesso di condividere la comune sensibilità verso i problemi e le bellezze di un mondo del quale spesso ci sentiamo solo spettatori e del quale invece vorremmo essere protagonisti attivi con uno stile che stiamo tuttora cercando e scoprendo.

Sperando che questa ricerca continui insieme, attraverso il dialogo che è iniziato con questi incontri, vi ricordiamo i prossimi appuntamenti.

 

SABATO 7 FEBBRAIO e SABATO 7 MARZO

ORE 17.00

ORATORIO OSIO SOTTO

 

Vi aspettiamo tutti: chi ci ha già provato e chi è solo curioso di vedere di cosa si tratta. A presto.

 

Amici di Utale e Don Serafino.

 
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